22.11.08

EFFICIENZA, SEGNO DI DEBOLEZZA


Quando tutto in un popolo sta indebolendosi e diventando inefficace per il tempo, esso comincia a parlare di efficienza. Così è quando il corpo di un uomo è un relitto che lui comincia, per la prima volta, a parlare di salute. Gli organismi vigorosi non parlano dei loro processi, ma dei loro obbiettivi. Non ci può essere migliore prova dell'efficienza fisica di un uomo che lui parli con allegria di un viaggio ai confini del mondo. E non c'è prova migliore dell'efficienza pratica di una nazione che essa parli costantemente di un viaggio ai confini del mondo, un viaggio al giorno del Giudizio ed alla Nuova Gerusalemme. Non ci può essere un segno più forte di una robusta salute materiale che la tendenza a correre dietro ideali alti e selvaggi; è nella prima esuberanza dell'infanzia che gridiamo alla luna. Nessuno degli uomini forti nelle età forti avrebbe capito cosa si intende per lavorare per l'efficienza. (da G.K.Chesterton)

15.11.08

IL POTERE DELLA DEMOCRAZIA


Il potere in quanto strumento della politica è una energia positiva che consente l’espressione delle volontà, delle decisioni, delle scelte. L’assenza di possibilità è fonte di alienazione che deprime e fa sentire il limite dell’impotenza.
Il potere è anche lo strumento che consente il predominio e la sopraffazione, che può determinare una condizione di dominanza-sottomissione senza limiti per cui si può arrivare a dire: ” Ho ragione io perché comando io”. Questa ragione è quella irrazionale di un potere dominante. Non è la ragione delle idee, del senso e del consenso che qualifica il potere rendendolo strumento di servizio, attraverso il quale la politica e l’amministrazione pubblica ritrovano i fondamenti etici.
La democrazia è esperienza, luogo e spazio nei quali un popolo, con le sue comunità e i suoi governanti, si dà e rispetta le leggi, gli impegni e le responsabilità. La democrazia è tempo e metodo condiviso per una parola data e assunta che diventa scelta, progetto e opera compiuta.
La democrazia abita nella casa del conosciuto, del documentato, del trasparente, dell’ascolto. Vi può, in questa casa, abitare il nascosto, l’inganno e l’abuso, ma questo avviene a caro prezzo. Uccide la democrazia e le sue culture, i suoi metodi. Consuma e perde i suoi uomini migliori.
Le sedi della democrazia politica non sono prive di mali e di occupazioni indebite o prevaricanti, non mancano le degenerazioni e i luoghi di scambio o di mercato. Ma, per quanto possano essere diffuse le esperienze negative di governo, il metodo della democrazia politica ripropone ad ogni generazione e ad ogni tempo obiettivi di bene comune diffuso.
Per l’incremento del capitale sociale, per la ricchezza della società civile, per la soggettività di ogni persona e per la effettiva signoria di un popolo che avanza nel suo sviluppo, la democrazia politica è fondamentale e sono preziose le sedi politico-istituzionali in cui si può esprimere.
La democrazia diffusa nei metodi, nelle forme e nei poteri riconosciuti, è segno e riferimento della qualità civile di un popolo, di una nazione, dei suoi abitanti e soggetti sociali che fanno propri i metodi della non violenza, del pluralismo, della tolleranza, della ricerca, del confronto. La democrazia non è solo un metodo o sistema di governo, può diventare stile di vita, criterio fondante di convivenza, basato sul rispetto della dignità di ogni persona.
La democrazia è un bene prezioso, va promossa e conosciuta, è da difendere e da amare.
In questo sentire la democrazia, vi è una qualità etica della politica che si manifesta diversamente dal “gioco difficile del potere”.
In essa si trova l’occasione privilegiata per fare della politica una testimonianza di passione per l’uomo e per la sua comunità.

9.11.08

GLI IDEALI AMERICANI


Per riprendere forza l'America non guarda al passato, non guarda indietro, guarda in alto, a Dio. Da lì sente venire «la speranza indomita» e «la chiamata », come ha detto il neopresidente Obama con un termine che sarebbe impossibile ascoltare sulla bocca di qualunque statista europeo. Da qui, dunque, il tono sempre obbligatoriamente profetico-visionario che in modo del tutto naturale prendono in quel Paese la «grande» politica e il suo discorso pubblico. Da qui anche—cosa ben più importante — la costante spinta alla «grandezza» che riceve la politica, sollecitata, specie nei momenti di crisi, a essere all'altezza dell'originaria ispirazione religiosa che presiede all' esistenza della comunità. Sollecitata altresì a trovare personalità nuove e carismatiche capaci di incarnare e dare voce a quell'ispirazione. Sempre da qui, infine, un altro fenomeno di straordinario rilievo: cioè il fatto che negli Stati Uniti, come è per l'appunto avvenuto con la recentissima vittoria dei democratici, ogni proposta di cambiamento, di riforma, anche quella dalla portata più radicale come l'elezione di un nero alla guida del Paese, è in grado di presentarsi facendo appello all'ideale originario. (qui)

7.11.08

LE BASI DELLA DEMOCRAZIA




Secondo Tocqueville, il principio democratico comporta negli individui «un tipo d'uguaglianza immaginaria nonostante la disuguaglianza reale della loro condizione». La tendenza all'uguaglianza delle condizioni che considera inevitabile presenta ai suoi occhi un pericolo. Constata che questo processo si accompagna ad un aumento dell'individualismo («piega su di sé») e questo contribuisce da un lato ad indebolire la coesione sociale e dall'altro induce l'individuo a sottoporsi alla volontà della maggioranza.
A partire da questa constatazione, si chiede se questo progresso dell'uguaglianza è compatibile con l'altro principio fondamentale della democrazia: l'esercizio della libertà, cioè la capacità di resistenza dell'individuo al potere politico. Uguaglianza e libertà sembrano in realtà opporsi poiché l'individuo tende sempre più a delegare il suo potere sovrano a un'autorità dispotica e quindi più non ad utilizzare la sua libertà politica: «l'individualismo è una sensazione ragionata che porta ogni cittadino ad isolarsi dalla massa dei suoi simili in modo che, dopo essersi creato una piccola società al suo impiego, abbandoni volentieri la grande società».
Secondo Tocqueville, una delle soluzioni per superare questo paradosso, pur rispettando questi due principi fondatori della democrazia, risiede nel restauro dei corpi istituzionali intermedi che occupavano un posto centrale nell'ancien régime (associazioni politiche e civili, corporazioni, ecc.). Solo queste istanze che incitano ad un rafforzamento dei legami sociali, possono permettere che l'individuo isolato deleghi al potere di Stato di esprimere la sua libertà e così resistere a ciò che Tocqueville chiama «l'impero morale della maggioranza».
Secondo Tocqueville la società democratica è destinata a trionfare perché è quella che può portare felicità al maggior numero di individui: questa società ugualitaria deve essere governata da leggi certe che verranno sposate dal popolo in virtù del fatto che esso partecipa alla stesura delle stesse attraverso i propri rappresentanti. Questo non implica un livellamento delle condizioni di vita ma un pareggiarsi delle condizioni di partenza: la società statunitense è ugualitaria perché permette a tutti di potersi realizzare, senza sbarramenti di censo. È una società che premia il progresso individuale.
Negli Stati Uniti vi è la certezza della sovranità popolare perché tutti partecipano alla gestione della cosa pubblica (suffragio universale maschile). Si viene a evidenziare, però, anche un risvolto negativo: con il suffragio allargato si cade nel dispotismo della maggioranza, è poco cioè lo spazio per chi dissente; si ha così una società massificata e conformista ma allo stesso tempo atomista. Si delinea come conformista perché se la maggioranza sceglie una cosa la minoranza deve adeguarsi senza discutere; allo stesso tempo ciascun individuo, delegato il potere non partecipa più all'attività politica. Nell'ancien régime vi sono corpi intermedi (corporazioni, ordini professionali) che mediano tra lo Stato e il cittadino: ora vengono meno e i cittadini tendono a rinchiudersi nella loro vita privata (atomizzazione). Se la democrazia è solo una vuota affermazione di uguaglianza essa non funziona perché esclude la viva partecipazione. Ci sono però dei contravveleni alla scarsa partecipazione che fanno si che gli USA siano una società mobile: decentramento, associazionismo, religione.
Grazie ad un ampio decentramento all'interno della struttura federale si moltiplicano le occasioni di partecipazione, è infatti nelle istituzioni comunali che si impara la democrazia. Un eccessivo centralismo tenderebbe a soffocarla.
L'associazionismo abitua i cittadini a stare insieme, tutti partecipano alla vita dell'associazione con la stessa posizione di partenza, senza differenze di censo.
La religione gioca un ruolo fondamentale nelle dinamiche politico-sociali dell'America. La religione deve essere qualcosa che insegna all'individuo a vivere con gli altri individui. La sfera religiosa è staccata dalla sfera politica: la religione ci aiuta a rispettare l'altro, garantisce i costumi; aiuta a governare la cosa pubblica non con istituzioni ma con precetti. La religione, inoltre, abitua il cittadino ad avere una pluralità di vedute e lo prepara al confronto.
Vi è però il rischio che la società passi dalla dicotomia nobili-non nobili a quella ricchi-poveri: il pauperismo non deve essere risolto solo attraverso l'intervento dello Stato ma l'individuo deve essere aiutato a realizzarsi da sé.