29.1.06

L'ortodossia è la saggezza

Chesterton, considerato un tradizionalista, in “La Chiesa cattolica e la conversione” diceva che il cattolicesimo è “una religione nuova, vale a dire una rivoluzione” e quindi “non sarà mai una tradizione. Sarà sempre una cosa scomoda, nuova e pericolosa”.
Anche Ratzinger, come Chesterton, è considerato un tradizionalista in quanto espressione massima della Chiesa intesa come istituzione, gerarchia, potere. La questione che i moderni fanno fatica a cogliere è che “in un tempo nel quale si negava e disprezzava stupidamente la tradizione, la Chiesa ha difeso la tradizione. Ma ciò fu soltanto perché la Chiesa è sempre la sola disposta a difendere tutto ciò che in un dato momento viene stupidamente disprezzato. E come già nel diciannovesimo secolo diventò campione della tradizione, sta per diventare nel ventesimo il campione della ragione”. Ed è a queste parole dello scrittore inglese – datate 1926, un anno prima della nascita di Ratzinger – che aderiscono perfettamente quelle del prefetto della Congregazione della fede quando invitava i cattolici a “ritrovare il coraggio di andare contro le opinioni comuni”.
La Chiesa è sempre scomoda e pericolosa perché, osserva sempre Chesterton “Non c’è invece niente di così pericoloso e di così eccitante come l’ortodossia: l’ortodossia è la saggezza e l’essere saggi è più drammatico che l’essere pazzi. La chiesa non scelse mai le strade battute, ne accettò i luoghi comuni, non fu mai rispettabile. E’ facile essere pazzi; è facile essere eretici; è sempre facile lasciare che un’epoca si metta alla testa di qualche cosa, difficile è conservare la propria testa; è sempre facile essere modernisti, come è facile essere snob”. (Andrea Monda, Il Foglio - 27/10/05)