12.11.06

SI FA SATIRA OFFENSIVA CONTRO CHI NON INTENDE O NON PUO' DIFENDERSI


Quello anticattolico è l’unico pregiudizio ancora tollerabile. E’ quello che si riscontra in alcuni programmi televisivi di basso livello e di pesante volgarità, con fallimentari pretese di ironia, che sembrano sorprendentemente mirare al basso anziché all’alto, nel tentativo continuo di ridicolizzare figure e persone care al mondo cattolico. Tra queste, con ripetuta insistenza, la persona stessa del Papa. Sono comportamenti che vanno ben al di là dei limiti di una legittima manifestazione del pensiero, anche fortemente critica, e che oggettivamente si presentano come espressioni altamente offensive. A fronte di comportamenti del genere potrebbe invocarsi la forza della legge penale, che detti comportamenti oggettivamente ledono in più punti. Ma l’attenzione va posta anche su altri aspetti.
Un primo dato riguarda le caratteristiche del comportamento che, non senza una certa dose di vigliaccheria, prende di mira solo la religione cattolica e persone che ne sono rappresentative. Le espressioni irridenti ed oltraggiose sono rivolte a chi per altezza morale non intende difendersi e per ragioni istituzionali non può difendersi.
Un secondo aspetto attiene alla sostanza del comportamento che non si concretizza solo nell’offesa di una singola persona, pur fatto gravissimo in sé, ma in una lesione molto ampia di beni che una democrazia deve tutelare con la massima cura: anzitutto il sentimento dei cattolici, che pure rappresentano un parte consistente della società italiana; ma poi anche quello di una ben più larga cerchia di persone educate e di buon senso democratico, le quali tuttora ritengono che esprimere il proprio pensiero critico si possa, vilipendere no.
A fronte del persistere di tali comportamenti, sorprende la disattenzione di molti: nel mondo della cultura, dell’educazione, dei mass-media, della stessa politica. È una disattenzione che al contempo non può non preoccupare. Perché fenomeni del genere, insinuandosi corrosivamente nel tessuto connettivo della società, creano divisioni e dissensi nel corpo sociale, sensi di disgusto e di lesione del sentimento di appartenenza in una casa comune, abbassando così le difese di una sana democrazia ed allentando pericolosamente i collanti della società. È proprio di questo che ha bisogno l’Italia di oggi? (da Avvenire)