3.12.06

UN PAESE CHE INVECCHIA E DIVENTA PIU' IMMATURO


L'Italia non solo sta invecchiando rapidamente, ma paradossalmente è anche più immatura; il processo di disgregazione della famiglia aggrava i problemi sociali ed economici, e c'è una chiara incapacità di capire e gestire il fenomeno dell'immigrazione. È il quadro poco confortante che emerge dal rapporto sugli scenari demografici presentato dalla Fondazione Agnelli e dal Gruppo di Coordinamento per la Demografia: «Generazioni, famiglie, migrazioni. Pensando all'Italia di domani». Dopo aver letto il rapporto si ha l'impressione che all'Italia di domani non stia pensando nessuno, malgrado si sia già oggi al centro di un processo di profonda trasformazione demografica. Che l'Italia sia il Paese più «vecchio» del mondo è risaputo, così come il fatto che ciò è dovuto sia all'aumento effettivo degli ultrasessantacinquenni (al ritmo di 100mila unità l'anno), sia al persistere di bassissimi tassi di fecondità, malgrado una leggera ripresa negli ultimi anni. Ma ciò che il rapporto mette in risalto è il «palese contrasto tra una popolazione demograficamente anziana e i "valori" giovanilistici che prevalgono o si vogliono far prevalere nella nostra società». Soprattutto emerge un ritardo, che tende continuamente a crescere, dell'ingresso dei giovani nel mondo adulto, sia per quel che riguarda l'inizio dell'attività produttiva, sia per la decisione di lasciare la famiglia d'origine per costruirsi una vita propria. Impressionante il confronto con gli altri Paesi europei: in media soltanto un giovane su 3 (tra i 18 e i 34 anni) vive con i genitori, nessun Paese supera comunque il 50%, mentre in Italia la proporzione è addirittura del 60%. Non solo: mentre nei grandi Paesi europei circa il 60% dei giovani tra i 20 e i 24 anni sono già occupati, in Italia si scende al di sotto del 40% e oltretutto il reddito medio dei giovani italiani tra i 25 e i 30 anni è il più basso d'Europa (10% in meno rispetto alla Spagna, 35% rispetto a Germania, Francia e Gran Bretagna). Ciò peraltro è fattore non secondario nel determinare i bassi tassi di fecondità. Il ritardo dei giovani nel diventare adulti e l'aumento degli anziani porta a ridurre sempre più la fascia produttiva della popolazione, ovvero degli adulti che lavorano e che hanno responsabilità familiari. Nei prossimi 5 anni ad esempio, la fascia di popolazione tra i 20 e i 59 anni perderà annualmente circa 158mila unità. La situazione è tale, dice il rapporto, che «c'è da chiedersi se non si stia diffondendo una «deresponsabilizzazione» in gran parte della popolazione italiana, da un lato perché ancora si trova in una protratta condizione di dipendenza prelavorativa, dall'altra parte perché ormai uscita dalle responsabilità del lavoro produttivo». (continua)