8.12.07

IN CINA NON ESISTE LIBERTA' RELIGIOSA


Leggendo sul sito ufficiale delle Olimpiadi di Pechino (http://www.beijing2008.cn/ ) si trova l’indicazione di non portare “materiale pericoloso”, sangue, animali infetti, materiale “dannoso alla politica cinese” e poi si precisa in una nota: “Si raccomanda in ogni viaggio di portare in Cina non più di una Bibbia”. (cfr. http://en.beijing2008.cn/22/69/article212026922.shtml )
Non una censura speciale, apposta per le Olimpiadi, ma la censura di sempre. Queste regole infatti vengono applicate in Cina per tutti i viaggiatori per 365 giorni all’anno.
Applicando la censura di sempre, sarà proibita l’entrata di testi del Falun Gong, che la Cina definisce “un culto malvagio” fuorilegge; vietata la distribuzione di bibbie o libri religiosi; perseguita ogni attività a sostegno del Tibet e del Dalai Lama e ogni raduno con fedeli di comunità sotterranee.
Il portavoce del Ministero degli esteri ha difeso la politica religiosa della Cina affermando che per le Olimpiadi ad ogni visitatore o atleta sarà lecito portare la Bibbia o altri oggetti religiosi, ma solo “per motivi personali”. La Bibbia in Cina sta diventando un bestseller. In passato, scrive il Times on line, era vietato agli stranieri importare nel paese il libro sacro, ma da non molto l'unica casa editrice cinese autorizzata a stamparla, la Amity Printing, non riesce a stare dietro alle richieste. All'inizio dell'anno prossimo, aprirà una nuova sede vicino alla città di Nanchino diventando la più grande casa editrice per sole Bibbie del mondo. Nella nuova struttura verranno pubblicate un milione di Bibbie al mese.
Secondo le autorità cinesi la popolazione cristiana in Cina si aggira sui 30 milioni, ma, scrive il Times, la cifra è in difetto in quanto non tiene conto delle decine di milioni di persone che professano il cattolicesimo o il protestantesimo in modo clandestino. Dal 1986 a oggi, la Amity Printing ha pubblicato 50 milioni di bibbie: 41 milioni scritte in cinese e in altre otto lingue minoritarie, mentre il resto è stato esportato in Russia e Africa. Le vendite sono aumentate dalle 505 mila copie del 1988 ai 6 milioni e mezzo di copie del 2005.
Nonostante il dettato costituzionale, in Cina non esiste libertà religiosa: buddhisti, cattolici, protestanti, musulmani, taoisti per restare nella legalità devono aderire alle Associazioni Patriottiche del regime. Mentre contro la setta del Falun Gong o contro la minoranza islamica, la T’ien An men continua a essere durissima, la repressione contro il cristianesimo è oggi meno diretta, più subdola, ma non meno pericolosa. Durante il sanguinario “regno” di Mao Tse-tung c’era solo repressione: i suoi epigoni hanno compreso che le campagne antireligiose sono fallite (secondo le statistiche il 70% dei cinesi si considera “religioso” e pochi si riconoscono nelle Associazioni Patriottiche) e adottano la politica della dissimulazione. Ogni tanto il Governo si ricorda che la legge ateistica è ancora in vigore e qualcuno ci rimette la vita, a cominciare dagli anziani sacerdoti, che a decine periscono di torture e stenti nei Laogai di Stato.
Nella sua Lettera ai cattolici cinesi, Papa Benedetto XVI ha detto ai vertici comunisti che i Cristiani, appena usciti dal secolo del martirio di milioni di fedeli, non accetteranno mai di scendere a compromessi sulla libertà religiosa.